Ho appena finito di leggere "Lessico Famigliare" della Ginzburg e devo dire che mi è piaciuto molto, soprattutto la prima parte.
La scrittrice racconta i ricordi legati soprattutto alla sua infanzia, senza un'ordine cronologico, legandoli tra di loro attraverso i modi di dire caratteristici della sua famiglia, lessico famigliare appunto.
Leggendo il libro mi sono tornati in mente tutti i modi di dire della famiglia di mia mamma, e il pensiero è corso a mio nonno, che per molti versi assomiglia al padre della Ginzburg.
Nonno Alfredo era nato nel 1898, praticamente il secolo scorso, ed è morto ormai vent'anni fa, anche se mi sembra ieri. Era farmacista, nato e cresciuto in Trentino, precisamente nella Val di Non, non è difficile quindi immaginare perchè sia stato un'appassionato di montagna. A 75 anni suonati faceva ancora lunghe passeggiate, certo non più come una volta su per i bricchi, ma comunque salite di tutto rispetto.
Me lo ricordo ancora con gli scarponi pesanti, calzettoni di lana al polpaccio, quelli a coste, belli infeltriti, pantaloni alla zuava, mani dietro alla schiena, testa bassa, un passo deciso e costante, ogni tanto lo sguardo si alzava per contemplare il panorama.
Aveva il massimo rispetto per tutto, soprattutto per le sue montagne: mi diceva sempre di non raccogliere i fiori perchè tanto sarebbero appassiti subito, di ammirarli lì nei prati perchè quello era il loro posto; quando andavamo a fare dei picnic si raccomandava sempre di lasciare il prato come lo avevamo trovato.
Credo di non averlo mai visto uccidere un insetto, anzi una volta mi ricordo che ero spaventata da un'ape e volevo ucciderla e lui mi ha spiegato che faceva il miele e che se fossi stata ferma se ne sarebbe andata da sola.
Non mangiava schifezze confezionate, sebbene negli anni 80 non ce ne fossero poi molte, non amava i dolci, gli unici vizi che si concedeva erano lo strudel che faceva nonna, rigorosamente con le mele della Val di Non e qualche fettina di pancetta affumicata o di speck con un bicchiere di vino come aperitivo.
Nonna era più golosina, ma aveva un carattere mite e non riusciva a imporsi sul nonno; quando arrivava l'estate cominciava:" Papalino, viene il caldo, bisogna comprare qualcosa per i ragazzi ( io e miei cugini), non so ... dei ghiaccioli"
E lui:"Porcherie! Sono tutte porcherie!". Lei ne andava matta e allora con la scusa della nostra presenza, riusciva a convincere il nonno, poi finiva con mangiarseli lei di nascosto.
Nonno aveva il rito della lettura del giornale mattutino: stendeva bene il giornale sull'enorme tavolo della sala da pranzo e cominciava la lettura; commentava spesso le varie notizie con il suo vocione, cercando di erudire il popolo ignorante, nella fattispecie mia nonna:" Bucci! Ma guarda qui..."
Bucci era l'appellativo di mia nonna, il suo nome vero era in effetti Amabile, non ho mai saputo come mai venisse chiamata così, era alta per la sua generazione arrivava sicuramente al metro e settanta, era robusta, decisamente un donnone, ma solo di aspetto, perchè era mite, ingenua e mi ricordo che accarezzava le api per dimostrarmi che non erano pericolose.
Mi piaceva mettermi in cucina, appollaiata sullo sgabello di plastica rossa mentre lei mi preparava i lecca lecca ecologici: faceva carammellare lo zucchero e poi lo versava facendo dei cerchi sullo sgocciolatoio del lavandino ben lavato e leggermente unto, al centro di ciascun cerchio ci metteva uno stecchino di legno e aiutandosi con il coltello gli arrotolava sopra il caramello. Si aiutava anche con le mani, me la ricordo mentre soffiava per far raffreddare un po' lo zucchero e non scottarsi, con una luce particolare negli occhi, una ragazzina che si pregusta già qualcosa di buono.
Me la ricordo anche mentre puliva la verdure per il minestrone, che non mancava mai per la cena, quando sono stata più grande la aiutavo e intanto facevamo delle belle chiacchierate tanto da non accorgerci che era l'ora di cena così nonno arrivava brontolando:"Bucci sei una tira tardi".
Nonno infatti era anche un uomo preciso, e si aspettava precisione e puntualità anche dagli altri, pranzava alla 12.30 e cenava alle 19.00, quando si metteva a tavola e mio zio non si faceva vedere, cominciava a picchiettare il bicchiere con il coltello, perchè non stava bene mettersi ad urlare per casa, e si lamentava per il ritardo, non si rendeva conto che zio era immerso nei libri e non si accorgeva del passare del tempo.
Spesso mi raccontava della prigionia, durante la guerra del '15/18, in Romania o di quando era giovane, delle passeggiate in montagna, sembrava un tempo così lontano, mi mancano molto quei racconti, mi rendo conto solo adesso, di cosa ho perso... nonni mi mancate tanto
Mia zia qualche giorno fa è stata operata, l'ho pensata tanto mentre era sotto i ferri e per scacciare le preoccupazioni ho frugato nei ricordi per cercare qualcosa di positivo e di allegro. Uuuuuh quanti ce n'erano... e poi i ricordi sono come le ciliege: uno tira l'altro.
Come quella volta che avrò avuto 6/7 anni ero a casa sua, con mio cugino quasi coetano, lei scriveva sulle lingue le nostre iniziali con il tubetto del latte condensato; e quella volta che eravamo al mare, qualche anno più tardi, io e mio cugino abbiamo cominciato a prenderla in giro: "la zia Gabrilla è una balena" all'inizio si è offesa, ma quando ha cominciato a rincorrerci per sgridarci e noi a scappare ridendo come pazzi, non so chi si sia divertito di più.
E quella volta al concerto di Baglioni, ho conosciuto una zia che non avevo mai visto, guardavo più lei che il cantante: urlava, cantava, piangeva, sembrava una ragazzina!
E quella volta, sempre al mare, che avevamo le roulotte vicine, io e mio cugino dormivamo nella roulotte di mamma perchè lei mi aveva lasciato alla custodia della zia dovendo ritornare a casa. Alla mattina lei si alzava sempre per prima e poi mi alzavo io: un bel abbraccio, un po' di coccole e poi facevamo colazione insieme, chiacchierando a bassa voce.
E sempre in quella vacanza quando eravamo in spiaggia, ricordo che c'era il cielo azzurro ma c'era vento e il mare era mosso, zio e zia camminavano sulla spiaggia tenendosi per mano: che emozione è stata vedere due persone che si vogliono ancora bene dopo tanti anni di matrimonio.
Senza contare le chiacchierate al telefono e i consigli di cucina, quando mamma non c'è mi rivolgo sempre a lei; e la soddisfazione immensa quella volta che mi ha chiamato per sapere come facevo la glassa per la colomba.
Pensando a queste cose, e a molte altre ancora, un sorriso si è dipinto sul mio volto e i brutti pensieri sono stati spazzati via.